In una “società della conoscenza” come la nostra, l’interpretariato in lingua dei segni riesce a cavalcare l’onda e sfruttare al meglio gli strumenti di comunicazione digitale e tecnologica al fine di rendere accessibile l’informazione a tutti.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’accelerazione della digitalizzazione a livello globale. Potremmo aver sentito parlare di “villaggio globale dei media”, dove l’informazione assume forme e dimensioni diverse pur di arrivare al suo destinatario. Solo da una società della conoscenza si può generare una società dell’informazione: un individuo che fa ricerca, che studia, che conosce, che viene in contatto può dire allora di sapere, di essere informato e istruito. Ma non si può dire ugualmente del processo all’inverso.

Ma affinché questo possa succedere, la società stessa deve renderlo possibile.

A un individuo non udente deve essere garantito totale accesso all’informazione, anche e soprattutto in un’era digital-oriented. La conoscenza va condivisa e diffusa, svincolata da limitazioni spazio-temporali o logistiche. L’era digitale ha apportato notevoli cambiamenti nella vita dell’uomo moderno, semplificando e velocizzando attività quotidiane, lavorative, personali.

La lingua dei segni è nata alla fine del Settecento quando nacquero i primi istituti speciali per sordi. La posizione geografica di questi centri e associazioni di categoria ovviamente ha influito sulla creazione del linguaggio dei segni, poiché questo si sviluppava sulla lingua parlata locale. È solo alla fine del secolo scorso che assistemmo alla diffusione di una lingua dei segni nazionale (oggi nota comunemente come LIS) da parte di una famosa rete televisiva nazionale italiana. Negli anni Novanta abbiamo assistito a convegni in LIS grazie all’utilizzo di VHS (video home system), cosa che ha favorito una maggiore standardizzazione della lingua dei segni.

Purtroppo però queste primordiali modalità di interpretariato in lis avevano il difetto di utilizzare segni che risentivano del contesto o degli specifici obiettivi della comunicazione.

La connessione dati mobili, l’avvento della tecnologia smartphone e 5G ha contribuito allo sviluppo di un registro e un segnato più formale e universale, oltre che permettere agli interpreti in lis di lavorare direttamente da remoto e non necessariamente in presenza.

Agenzie di interpretariato da remoto come Rafiky ha visto nel digitale l’opportunità di aumentare il livello di accessibilità delle informazioni e degli eventi in lingua a tutti i partecipanti, non solo tramite servizi di interpretariato da remoto, ma anche grazie all’erogazione di interpretariato in lingua dei segni da remoto.

L’interpretariato in lingua dei segni, tradizionalmente attribuito a un servizio erogato in presenza, viene quindi fornito grazie alla proiezione su schermo di un interprete in LIS.

La possibilità di accedere a strumenti di questo genere ha riscosso molto successo, poiché permette una fruizione maggiore da parte degli individui non udenti.

Mentre prima l’interpretariato in lis prediligeva la sola modalità in presenza, ad oggi e col passare del tempo abbiamo visto quanto sia stato influenzato dal contesto storico-culturale e dai nuovi strumenti messi a sua disposizione.

Non si tratta più di garantire unicamente un servizio in una dimensione individuale, ma anche collettiva. Proprio sulla base di principi di uguaglianza e di condivisione paritaria, è grazie all’interpretariato in lingua dei segni da remoto che si possono assicurare gli stessi diritti a livello universale.

Ufficio Stampa Rafiky