Un po' di tutto

Dell’olio e delle olive

Sono nato a Genova da famiglia di estrazione contadina. Mio padre faceva il floricoltore, mia madre la casalinga, mio nonno era contadino, mio zio lo è ancora, tutta la famiglia è sempre stata alle prese con la terra: dura, severa e bassa, ma sempre portatrice di frutti. Io per un certo peiodo me ne sono allontanato, per poi “ritornare all’ovile” dopo molti anni in cui ho fatto altro.

Credo per ciò di aver imparato qualcosa, seppure per osmosi, su come si conduce la terra e ultimamente le mie riminescenze storiche stanno ritornando prepotenti nei miei pensieri. Non credo di essere l’ultimo pirla in fatto di conoscenza dei prodotti della natura e di come si curano, quindi, con questo, mi pemetto di fare un po’ le pulci al modo di condurre la terra e i suoi frutti in questa zona.

Quando avevo cinque o sei anni andavo spesso con mia madre a trovare i nonni e in questa stagione le donne erano impegnate nella raccolta a terra delle olive, si partiva dalla cima di una “fascia” ( la classica terrazza ligure) e inginocchiate si raccoglievano le olive cadute naturalmente dagli alberi, un lavoro lento e meticoloso che spezzava le gambe e la schiena, ore e ore passate a guardare per terra. le giornate erano alleviate dai “ceti”( le chiacchere) delle donne, che in tal modo riuscivano a sapere tutto di tutti, le ultime novità e anche quello che non era il casdo di sapere. Col tempo, e per fortuna, questo sistema è stato abbandonato per un metodo più sbrigativo: Le reti da olive. Con questo sistema si stendevano reti leggere, di un classico colore arancione, sotto gli alberi e si saliva sugli alberi per “degassare”, a quidici o sedici anni era facile trovarmi arrampicato sugli alberi per guadagnarmi la mia “quarta” (unità di misura locale equivalente a 12,5 kg), facendo cadere le olive nelle reti per poi racccoglierle subito dopo. Altro metodo era ed è ancora quello di stendere le reti sotto gli alberi, ma senza farle toccare terra, cosicchè il frutto possa raccogliersi in un punto, un avvallamento della rete, ed essere raccolto in seguito.

E quasi tutti i giorni, mio nonno partiva con i suoi sacchi in spalla, caricava il tutto in macchina e si dirigeva al mulino, che fossereo 50, 100 o 200 kg non aveva importanza, l’importante è che frangeva quello che aveva.

Ma veniamo al presente

Dove abito adesso (Taggia) ho un po’ di terra, ci sono anche degli alberelli di olivo,  sono piccoli e non hanno una resa altissima, in più sono stati potati l’anno scorso e perciò la resa è stata ancora più bassa del previsto, ma di buona lena, questa mattina ci siamo decisi a raccoglerle, stendendo dei teli sotto agli alberi e facendoci cadere le drupe sopra, per poi raccoglerli. Alla fine della girnata il raccolto è stato scarsino, circa una cinquantina di kg, pochi, pochissimi, ma raccolti con il metodo migliore, quello che permette alle olive di arrivare sane al frantoio, senza fermentazioni, senza impurità, senza che abbiano toccato il terreno che ne altererebbe le qualità organolettiche ( che parolone!). Benissimo, adesso contatto un mulino e vedo quando riesco a frangerle. Memore del mio passato chiamo il primo mulino e mi sento dire che sono pieni per i prossimi dieci giorni e che una quantità così bassa non ci si mettono neppure, sbattendomi il telefono in faccia. Ottimo inizio, non c’è che dire, contatto il secondo che più o meno, ma in modo più gentile, mi ripete la stessa solfa, spiegandomi almeno il perchè : Pare che i loro macchinari non siano in grado di lavorare poco prodotto e che ne andrebbe sprecato molto, quindi sarebbe inutile, anche pagando per il minimo da loro richiesto portagliele. Gentilmente mi suggerisce di contattare un terzo mulino in un paese li vicino che forse può lavorare questa poca quantità. Lo contatto ma è peggio che andar di notte, anzi se ne esce con una battutaccia, e dicendomi chiaramente che nessuno da queste parti lavora meno di circa 150 kg di olive. Fantastico! Ho le olive pronte da frangere e mi sa che dovrò tornare alle mie origini per poter produrre un po’ d’olio, visto che almeno là frangono anche poco.

Per avere un prodotto di qualità le olive devono essere frante subito, il prima possibile, senza lasciarle a fermentare, senza che tocchino terra e per avere quello che si puù denominare olio extravergine non dovrebbero passare più di 24/48 ore dalla raccolta sulla pianta alla spremitura.

Ragionando un po’ ci si accorge che è quasi impossibile, almeno da queste parti, perchè è difficile in un giorno raccogliere la quantità minima che vuole il mulino, perchè qui le reti sono ancora messe a terra e vengono lasciate, in alcuni casi, anche un mese prima che siano abbastanza piene da soddisfare le richieste del frantoiano, perchè quelle sulle reti marciscono in modo del tutto simile a quelle lasciate nei sacchi, perchè basta un giorno di rugiada o di pioggia a rovinarle e a far partire la fermentazione, perchè, cari compaesani, siete troppo ottusi per consorziarvi e poter quindi decidere voi quando, quanto, come e perchè frangere.

Lasciate tutti in mano a quei poveri industrialotti dei frantoiani, continuate a fare l’olio solo per voi e per i vostri cari, che a loro volta lo faranno per loro e per i loro cari (che poi siete voi), continuate pure con il giro della bottiglia: Io te ne regalo una, tu ne regali una al tuo vicino, il tuo vicino ne regala una al suo ecc ecc fino a che il cerchio di chiude e ti ritorna una bottiglia, regalata non per il gusto del regalo ma… per il gusto dell’0lio, per far sapere al  vicino che tu hai fatto l’olio buono. Ma sarà buono davvero? Potrebbe essere migliore? Io dico di si.

E tra qualche tempo, quando l’olio nuovo sarà sul pulito  (la parte in sospensione si sarà separata e precipitata sul fondo) pensate a cosa ne farete di quello vecchio che non avete utilizzato o per chissà quale motivo non avete venduto. Non sarebbe stato meglio tenere quello che vi serve per voi e quello in eccesso, magari ottenuto prendendo anche le olive rovinate, conferirlo in un consorzio che lo vendeva per voi?

P.S.

Dimenticavo! Il Rogor dato una volta sola a metà stagione non serve a nulla, la mosca non si combatte in quella maniera, in quel modo avvelenate solo voi e le olive!

Vi vantate di avere una delle migliori olive da olio del mondo, la famosissima taggiasca, imparate a sfruttarla in maniera migliore.

 

2 Comments

  • mepi

    mamma mia…non si può leggere quello che dici sulla gente che “abbandona” le olive per terra O_o…ce lo facciamo il nostro frantoietto?? =)
    approvo la tua idea del passa-bottiglia…anche perchè con la fatica che si fa per raccogliere le olive io l’olio lo venderei 30 euro/l! =P

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    • Luca.G

      E’ vero, se si consorziassero con un consorzio conferitivo potrebbero farsi pagare le olive, o prendere l’olio che gli serve e il resto lasciarlo al consorzio che lo vende per loro, con un guadagno magari inferiore ma con la sicurezza almeno di quello. E con i tempi che corrono io non puterei sopra a nemmeno un euro.
      Bell’articolo Tricio, interessante anche scoprire che non sempre l’evoluzione dei mezzi corrisponde all’evoluzione delle persone.

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