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Obsolescenza programmata

Capita, a volte, che ti capiti di partecipare a un ciclo di conferenze dove si vorrebbe spiegare che la decrescita non è recessione, ma un nuovo modo di pensare la vita, la società e la comunità.

Capita, a volte, di partire senza preconcetti di sorta e ascoltare quello che vorrebbero spiegarti.

Capita, però, che il relatore in un’ora di parole vuote, con apertura di parentesi di parentesi di parentesi ecc. ecc… senza mai chiuderne una, non sia stato in grado di spiegare in alcun modo utile come questa decrescita non sia recessione.

Capita, allora, che ti stufi di ascoltarlo: Un monologo senza quasi la possibilità di un contradditorio, con il monologhista seduto, anzi, assiso sulla cattedra, che con il suo fare poco rispettoso degli astanti non spiega come e perché ci sarebbero differenze tra le due cose. Peccato sarebbe stato interessante poterne discutere, ma un’ora di preambolo mi pare leggermente eccessiva.

Capita, dicevo, che tra tutte le non spiegazioni date, tra un passaggio senza logica da una bottiglia d’acqua alla vendita di emozioni piuttosto che di prodotti, venga fuori la teoria dell’obsolescenza programmata.

Capita, per fortuna, che in quel momento tu decida di andare via, per non rovinarti troppo la digestione.

Allora ti capita di pensarci, pensare a quanto di vero possa esserci in questa fantomatica teoria, pensare a fatti del tuo quotidiano che possano confermarla o smentirla.

Pensi alle tue auto che hai avuto, ti accorgi che la prima a centomila km hai dovuto buttarla via perché non stava più insieme, che il tagliando lo dovevi fare ogni settemila km, che ogni tot dovevi cambiare qualche pezzo, un cuscinetto, una maniglia o un qualsiasi altro pezzo, mentre con la penultima ci hai fatto il doppio dei km senza quasi fargli manutenzione, senza portarla quasi mai dal meccanico. Certo ci hai cambiato un paio di volte la cinghia di distribuzione, mentre nella prima non lo hai mai fatto. Per forza! Nella prima non c’era, era ad aste e bilancieri.

Allora, visto che con le auto non sei riuscito a dimostrare nulla, e solo una cosa non fa testo, provi con qualche altro articolo. Pensi al cellulare e ti accorgi che i primi costavano il triplo di quelli di adesso, facevano solo la funzione di telefono, ma duravano meno (a parte rari casi), li usavi molto meno perché telefonare costava una cifra, non mandavi e non ricevevi neppure i messaggi, li costudivi gelosamente, eppure si rompevano come e più di adesso. Pensi al frigo, alla tv, alla lavatrice, al computer, al tosaerba, a qualsiasi cosa e ti accorgi che quelli di adesso funzionano meglio, costano meno, sono meno inquinanti e durano lo stesso tempo se non di più.

E allora dove sta l’inghippo? Ci sembra che quello che compriamo non duri mai abbastanza, ci sembra che quello che compriamo adesso non valga quello che è costato, ma io la chiamo sfiga. É un po’ come quando lavi l’auto, sicuramente il giorno dopo piove, ma davvero è così?

No.

Perché tendiamo a ricordarci più facilmente di quella volta che… piuttosto di ricordarci di tutte quelle volte che non…

In ultimo.

Se davvero esistesse questa obsolescenza programmata perché la garanzia di quello che acquistiamo è aumentata negli anni? Un tempo avevi un anno di garanzia, poi, per legge, si è passati a due, qualche gruppo che vende elettrodomestici con poca spesa ti raddoppia la durata della garanzia, adesso ci sono certi marchi automobilistici che di danno fino a 7 anni di garanzia. Dove è tutta questa obsolescenza?

Non è che forse si dovrebbe parlare piuttosto di decadimento strutturale dei materiali dovuti all’usura, in un rapporto qualità/ prezzo ottimale da poter essere commercialmente sostenibile?

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