Un po' di tutto

E mangiatelo sto agnello! – Perché a pasqua si mangia l’agnello

L’agnello nella religione

La religione cattolica non si è mai inventata nulla di sana pianta, ha sempre fatto di necessità virtù, trasportando all’interno del suo credo tradizioni, consuetudini e usanze che fondano le radici nelle pratiche millenarie dei popoli a cui si  avvicinata.

Nel tentativo di compiacere e non essere troppo “diversa” negli usi e costumi, si è inventata di volta in volta motivi religiosi profondi in pratiche comuni. Così che la buona pratica, usata anche in altre religioni, di una purificazione del corpo in vista della primavera è diventata la quaresima (che non è molto diversa dal ramadan islamico).
Lo stesso si può tranquillamente dire per la tradizione di mangiare l’agnello a pasqua.

Il perché

Le pecore hanno il brutto vizio di figliare una volta all’anno, mediamente fanno un solo figlio, ma non sono per nulla rari i parti gemellari o trigemini. Ovviamente, come in tutti i mammiferi, la percentuale dei due sessi dei nascituri è circa la stessa, quindi avremmo la nascita di maschi e femmine in egual misura (citto più citto meno direbbero a Genova).

E qui “nasce” un problema legato più all’economia che ad altro e in questo contesto la religione ha affondato le sue radici, rendendo un suo dogma questo “problema” economico e di gestione delle risorse.

Le motivazioni storiche

agnelloStoricamente l’allevamento ovino dell’area mediterranea è stato improntato sul latte e su i suoi derivati quali i vari formaggi, più che sull’uso della pecora per la produzione di lana. Le varietà sono state selezionate nei millenni per la capacità di produrre latte e la qualità e la quantità dello stesso, tralasciando la quantità e qualità del vello. Questo ha fatto si che sia diventato antieconomico allevare il maschio di cui poco si ricava se non un po’ di lana (circa un kg all’anno).

Economicamente il maschio di pecora (montone o ariete) è un problema in quanto mangia come le femmine (strano vero?), il kg di lana che produce all’anno ha un valore commerciale di circa 1 euro (la tosatura costa circa 1,5 euro) ed è difficile da gestire, all’interno del gregge non ci più stare, il rischio di accoppiamento con consanguinei è troppo alto, in sostanza è solo un costo.

Le pecore vanno in calore verso l’inizio dell’autunno e dopo una gestazione di circa 5 mesi partoriscono, più o meno nel mese che precede la pasqua. Ed è proprio per questa combinazione che tradizionalmente il maschio della pecora viene mangiato quando è piccolo. Semplicemente per non sprecare un alimento che da adulto varrebbe poco o nulla e sarebbe solo un costo.

Semplice no?

P.S. Tengo a precisare che a me la carne ovina non piace per nulla, anzi il solo odore mi rivolta lo stomaco e mi devo allontanare per non sentirne l’odore. Detto questo mi fa un po’ specie vedere queste alzate di scudi verso un alimento che non è differente da qualsiasi altro. Certo, avrà un musetto così carino, sara pure bellino e tenero, ma quando diventa grande è semplicemente un animale come un altro, pure un po’ bruttino.

Quindi se non lo mangiamo noi diventa cibo per gatti. Da li non si scappa…

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